re fashion

Quando ti approcci alla pratica del ReFashion e alle gioie e dolori del ReStyle del guardaroba la prima cosa che di solito ti viene voglia di lanciare nella cuccia del cane è il mega sciarpone della nonna. E non posso darti torto, in effetti negli anni novanta sono andate di moda per un periodo queste sciarpone multicolori che tutte le mamme e nonne hanno comprato a bizzeffe. All’epoca erano belle e molto calde e come si dice facevano “gioco”, ma oggi suonano decisamente démodé.

Però… se abbiamo detto che l’intuito e l’estro del ReFashionista non conoscono limiti e non c’è sfida più stimolante di quella di rendere usabile e piacevole un capo veramente orrido, allora perché non provarci? Il risultato non mi sembra per niente male (sarà anche merito dei modelli superfighi che ho selezionato per te!)

tendenze di stagione

Un concetto deve accompagnare la nostra produzione artigianale di maglie: il golf, in tutte le sue tipologie e interpretazioni, è in perenne conflitto con la stagione primaverile, anche se il filo di cotone svolge da sempre un egregio ruolo rinfrescante. Difatti, nel mercato attuale della moda maschile prevalgono tanti altri temi del vestire. La galassia dei capi-spalla tende a espandersi grazie alle numerose categorie dei giubbini, in tutte le declinazioni possibili. Una volta la mamma ci correva dietro con il golfino per non farci prendere freddo nelle situazioni medio-stagionali, mentre oggi l’adolescente, ai primi calori di aprile, infila la t-shirt senza preoccuparsi della braccia bianchissime.

Insomma, l’urbanwear non lascia grande spazio al golf come elemento “forte” dell’outfit maschile, anche perché la maglia – è il caso di dirlo – si adatta con difficoltà e con prestazioni schematiche alla proverbiale mancanza di mezze stagioni.

Sulle passerelle primavera-estate del 2017 le proposte interessanti non mancano, ma l’indirizzo è molto chiaro: il knitwear appartiene oramai alla sfera della piena informalità, alla vacanza piena, oppure a una ventosa serata sulla spiaggia di St. Tropez agli inizi di settembre.

jacquard attack

Io vivo nel medio-varesotto, cioè quella fascia della provincia di Varese tra l’alto e il basso; due luoghi agli antipodi, ciascuno con ben definite a assai differenti caratteristiche. Vedi che in alto ci sono le montagne, i camosci, le capre, la gente che fa paragliding d’estate e scia d’inverno. In basso inizia la pianura, le fabbrichette, i grandi centri commerciali, lo smog e i fiumi con le nutrie. Insomma io sto nella Terra di Mezzo, spersa tra le colline moreniche, in un paesaggio che è un po’ un mosaico schizofrenico di splendidi scorci e capannoni. Fino all’avvento della crisi siamo stati meccanici, tessitori, confezionatori, chimici. Operosi come formiche.

Ecco. Secondo me il succo della questione si desume dall’uscita dell’autostrada A8 di Sesto Calende: è il punto della zona con la vista migliore, spazia dalle Alpi lontane, col massiccio del Monte Rosa a sfidare il cielo, alle catene più basse, fino al Lago Maggiore e al Ticino, lì a sottolineare pigramente la bellezza con una gran striscia blu. Uno potrebbe passare ore a guardarla. Solo che, appunto, è un’uscita dell’autostrada, e, a meno che non voglia essere spazzato via da un autotreno carico di tubi di plastica, deve riservare allo spettacolo un solo sguardo frettoloso e poi tornare alle sue attività giornaliere, ultima, ma non meno importate, la guida. Noi siamo un po’ come l’automobilista, ad apprezzare la bellezza tra un impegno, uno spostamento e/o un lavoro urgente. Tutto si può dire ma non che non abbiamo il dono della sintesi