Parigi by Knit: l' OisiveThè

parigi by knit

Era il lontano, remoto, remotissimo, aprile 2015 quando, preso dal desiderio di conoscere di persona l’ormai celeberrimo designer Stephen West, decisi di iscrivermi ad un suo corso di 5 giorni a Parigi nella sala da tè L’OisiveThè.”

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BAM, mandiamo avanti il nastro della nostra moderna videocassetta, e facciamo un fermo immagine sulla mia tristerrima vita dell’estate 2016. Perso nella marea di idee, insicurezze e indecisioni, mi trovo spronato dalla mia instancabile genitrice a inviare un S.O.S. su Facebook alla titolare dell’OisiveThè, Aimee, la quale, entusiasta, mi risponde che si libererebbe un posto nel team, visto il rinnovo del personale a fine settembre. Accetto senza pensarci troppo e dopo qualche mese di mal di pancia causato dall’ansia da prestazione futura, mi ritrovo nella mini-cucina di questa graziosa sala da tè, a preparare deliziose insalatone, uova à la coque, e, nei fine settimana più frenetici, dare consigli sui filati, abbinamenti di colore, preparare sacchetti di tè, e via dicendo, perché la parola d’ordine è: polivalente!

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Vi chiederete, “Dare consigli sui filati in una sala da tè? Ohibò, quale bizzarria!” E invece no, cari ignari e care ignare, perché all’OisiveThè, oltre che poter degustare le mie leccornie, (ebbene sì, sono colui che prepara i dolcetti) potete anche acquistare filati delle ormai più note e apprezzate marche internazionali, tra le quali Madeline Tosh, Koigu, Quince&Co, Wollmeise, John Arbon.

Nonostante i saloni da tè siano molto di moda a Parigi, l’OisiveThè ha una marcia in più, con i suoi mini tavolini, le sedie una diversa dall’altra che ricordano palesemente quelle di una scuola media, i libri accatastati sugli scaffali a riempire i vuoti nelle varie librerie e l’abbinamento tè – filato, non ci lasciano scampo, e l’unico aggettivo che ci viene in mente per descrivere l’ambiente è, inevitabilmente: hipster.

Il servizio finisce relativamente presto, e alle 18 spaccate, è meglio che i clienti siano già pronti ad indossare le loro belle pellicciotte, perché noi simpatici polivalenti, non ci reggiamo più in piedi e non vediamo l’ora di aprire porte e finestre per far entrare quei meno otto gradi che aiutano anche i più ostici a lasciare controvoglia le comode sedie da liceo. (Ho un po’ favoleggiato, in realtà il massimo che facciamo è borbottare tra noi nell’attesa che qualche anima pia si accorga che è ora di rientrare a casina).

Ma non disperate! Per chi proprio non riesce ad alzarsi dalla sedia allo scoccare dell’ora fatidica, arriva in vostro soccorso la mitica soirée tricot (che lascio non tradotto, al fine di donar pathos). Ebbene sì, il mercoledì sera è dedicato ai “tricopins”, gli amici magliosi, maglierecci, i magliamici, (brrr… ndr). Una simpatica serata tra amici dove si lavora a maglia in compagnia, con lo stesso menù del pranzo, e gli stessi adorabili polivalenti, che dopo un’intera giornata di lavoro, se non vi mettono l’aceto nel caffè, dovete solo che ringraziare (ormai, a metà articolo, avrete capito dove scherzo e dove sono serio. O forse no…?)

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Il salone può accogliere solo una ventina di persone, quindi la soirée è solo su prenotazione, e la domenica sera, quando i marmocchi sono finalmente andati a dormire, o semplicemente ci partono quei cinque minuti di comportamento abbandonico, ci isoliamo, non esiste più nulla all’infuori del nostro browser di fiducia (che vi auguro non sia Internet Explorer) andiamo su Ravelry, e aggiorniamo la pagina del gruppo dell’OisiveThè fino a che non viene pubblicato il tanto agognato post, inviamo la partecipazione, e attendiamo, con il cuore che batte all’impazzata, nelle deliranti ore che ci separano dalla conferma. Nell’attesa, ci dedichiamo a qualche attività rilassante, come disfare qualche riga in mohair o capire a quale riga di brioche siamo nel nostro progetto.  

Quando la lista dei partecipanti viene aggiornata e scartabelliamo con furiosa brama i nomi dei nostri avversari ecco che BAM! appare il nostro nickname, il nostro triste nickname che abbiamo scelto con noncuranza in una tarda sera d’inverno quando volevamo solo entrare in un nuovo social per dipendenti dei ferri. Tutto si calma, le meningi si distendono, le tenebre si dissolvono, pace assoluta.

Arriva il mercoledì, finiamo la nostra oberante giornata lavorativa e ci rechiamo al tanto amato salone, spacchiamo il secondo, e ci troviamo costretti a chiedere se possiamo già entrare, perché vediamo il sottoscritto ancora intento ad apparecchiare i tavoli, e finire di lavare l’ultima tonnellata di piatti che hanno lasciato quei famosi clienti delle 17:55, proprio mentre il forno ci avverte con quel suo snervante “drinnn” che le torte appena fatte ad occhio sono pronte, non proprio gonfie, ma suvvia…

E quindi diamo il via alle danze! Fiumi di tè scorrono nelle voraci gole dei clienti più tradizionali, uova à la coque volano di qua e di là, biscotti all’americana vengono lanciati a mo’ di Xena la principessa guerriera, in un rush di circa un’ora e mezza, finita l’ultima serie di tavoli, le mandibole si calmano, pronte per riprendere un’altra importante attività, ciarlare, fino allo scoccare delle 22, il tutto accompagnato da una buona dose di maglia e uncinetto.

La serata è andata bene, siamo soddisfatti, possiamo tornare a casa ed essere lieti di essere al mondo. 

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Questa breve sbrodolatura di articolo descrive a grandi linee, ma con realismo verghiano, la vita all’OisiveThè, dove lavoro da tre intensi mesi; si avvicina la fine del 2016 e ho ricevuto la lieta notizia che verrò trasferito nel negozio di filati La Bien Aimèe, della stessa proprietaria, quindi per la prossima uscita avrò del succosissimo materiale sui filati dell’omonimo marchio, procederò poi a una rassegna dei migliori negozi di filati di Parigi.

Rimanete sintonizzati!

Bisous bisous